Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino, 1997
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… come sempre, in ogni campagna elettorale, tantissime parole. Quattro sono rappresentate dal grafico di Google trends (Villa Certosa, crisi economica, disoccupazione, referendum), che mostra la loro ricorrenza nel web italiano negli ultimi 30 giorni. Salta agli occhi il balzo di frequenza dei festini presidenziali negli ultimi giorni, e il (conseguente) ristagno di altri temi di ben altra rilevanza.
La domanda (retorica) è: a chi giova questo oscuramento dei problemi reali, se non a chi non ha fatto niente per risolverli, pur essendo stato eletto per questo?
Tags: frequenza, lessico, politica
Il 10 marzo scorso il Presidente degli Stati Uniti ha pronunciato un discorso pubblico sullo stato dell’istruzione in America e sui provvedimenti che intende adottare in questo campo nel corso del suo mandato. Il video mi ha tenuta incollata (all’iPod) per tutti i 33 minuti della sua durata, per due ragioni parallele:
- i contenuti: mi sembra un sogno sentir parlare in questi termini della scuola e dell’università, come dell’aspetto centrale di un piano di riforme globale indispensabile per uscire dalla crisi. Questa centralità dell’istruzione è del tutto ignota in Italia;
- il modo in cui Obama esprime questi contenuti. Una sintesi molto ben riuscita fra chiarezza e semplicità.
Traduco alla buona un paio di brevi spezzoni, per rendere l’idea; consiglio comunque la visione integrale del video, che trovate su YouTube.
Nel primo spezzone, Obama, dopo aver descritto i problemi dell’istruzione in America, afferma:
Il declino dell’istruzione in America è insostenibile per la nostra economia, intollerabile per la nostra democrazia, inaccettabile per i nostri figli.
Più avanti, Obama parla della necessità di prolungare il tempo che i bambini passano a scuola (MariaStar, vuoi dare un’occhiata?):
Non possiamo più mantenere un calendario scolastico pensato in un periodo in cui l’America era un paese di agricoltori, che avevano bisogno dei bambini a casa per arare il campo a fine giornata. […] Ecco perché chiedo non solo di allungare la durata dei programmi di doposcuola, ma anche di ripensare l’organizzazione della giornata scolastica in modo che duri più a lungo.
Una delle priorità del programma di Obama è la riduzione dei costi per gli studenti, sia per i college che per le scuole tecniche; ecco cosa dice a questo proposito (dopo aver quantificato e dettagliato diverse forme di aiuto finanziario previste):
In definitiva, stiamo riducendo le spese scolastiche per 7 milioni di studenti in più rispetto a prima, con un investimento radicale nel futuro dei nostri figli e nel successo dell’America. Chiedo perciò al Congresso, così come al popolo americano, di seguirmi, per rendere possibile questo investimento.
Meraviglia! Poche parole, semplici e chiare, corrispondenti a poche, solide e concrete idee per risollevare la malandata istruzione americana, partendo dall’altrettanto semplice presupposto che non può esistere risanamento economico senza una scuola e un’università che funzionano bene.
Ma veniamo a noi; no, non voglio certo mettere a confronto il video di Obama con quello della nostrana Gelmini (che trovate sempre su YouTube); prendo solo qualche passaggio a caso, vediamo come suona in rapporto all’altro:
Per quanto riguarda invece la scuola superiore abbiamo approvato la riforma che però entrerà in vigore dal 2010 e quindi utilizzeremo i prossimi mesi per il cosiddetto “orientamento”, ovvero per fare in modo che le scuole possano attuare e quindi declinare in concreto gli elementi di novità della riforma e anche avremo il tempo necessario per far conoscere le novità alle famiglie e agli studenti.
E quindi, mentre le scuole italiane stanno a “declinare in concreto gli elementi di novità della riforma”, in altre zone del mondo si pongono i fondamenti di un risanamento radicale del sistema scolastico e universitario.
Tags: lingua, politica